mercoledì 4 luglio 2012

"A volte ritorno", John Niven


Dopo un estenuante mese lavorativo, in cui ho avuto ben poco tempo da dedicare alla lettura, ecco che ritorno con le mie letture precarie!
Forse proprio a causa dello scarso tempo che ho dedicato a questo libro, forse a conferma della mia teoria che i libri ti devono chiamare e sanno quando sei pronto ad accoglierli dentro di te, ma questa lettura non mi ha entusiasmata, un paio di amici e il mio fidanzato mi avevano parlato di “A volte ritorno” come di un capolavoro, un’opera imperdibile, addirittura del libro dell’anno. Ecco, come dirvelo… no, questa non è decisamente la mia opinione. Non che non sia una lettura simpatica e rilassante, ma gli elogi elargiti da chi lo aveva letto prima di me mi hanno probabilmente fuorviata inducendomi ad aspettarmi qualcosa di decisamente migliore.
La storia parte da Dio di ritorno da una vacanza di una settimana (diversi secoli per il tempo terrestre) che ritrova la sua preziosa creazione, la Terra, sprofondata nel delirio. La colpa è in parte attribuita a Mosè che, in un momento di megalomania, ha inciso nella pietra dieci comandamenti un po’ troppo pretenziosi, mentre il messaggio divino era decisamente più semplice e assoluto: “Fate i bravi”. Dopo varie sfuriate e una gita dall’ inquilino del piano di sotto (un Satana mangione e viscido che guida il lettore tra i suoi “ospiti” di lusso e le loro spietate punizioni eterne, in pieno stile dantesco), la decisione più plausibile per riportare il messaggio divino sulla Terra appare una sola: mandare nuovamente Gesù in missione. Ovviamente sono passati secoli e l’operazione va riadattata: Gesù è un ragazzo di New York che prova a diventare famoso con una band rock scalcagnata, mentre si fa in quattro per aiutare balordi e sfortunati che invadono le strade della metropoli. Ma la sua missione è quella di portare il messaggio “Fate i bravi” a tutta l’umanità. E quale mezzo si ha al giorno d’oggi per farsi conoscere il più in fretta e diffusamente possibile? Partecipare ad un talent show canoro!
Il pregio principale di questo romanzo, oltre ad uno stile frizzante e scorrevolissima, è quello di saper essere allo stesso tempo terribilmente blasfemo (se siete molto religiosi, in particolare cattolici, e con poco sense of humor non ve lo consiglio!) e profondamente religioso e mistico, tentando di passare un messaggio molto semplice: siamo proprio sicuri di fare ciò che Dio davvero vorrebbe da noi?
Sperando di non aver creato in voi troppe aspettative, né di averlo smontato troppo, ve lo consiglio come divertente lettura estiva, senza troppe pretese.

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